L’irredentismo maltese ebbe la sua
punta di diamante in Carmelo Borg Pisani. Nacque il 10 agosto
Gli
inglesi però non vedevano di buon occhio le organizzazioni e associazioni italiane a Malta; fin dal 1931 vietarono l’uso della lingua
italiana nei dibattiti delle corti criminali, eliminarono l’insegnamento
dell’italiano nelle scuole elementari. Partendo dalle limitazioni alla lingua
che pure era radicata da settecento anni nell’uso dei maltesi, nel 1933,
finirono per rompere ogni indugio, adottando una serie di provvedimenti sempre
più restrittivi anche contro le associazioni italiane, che avevano osato
protestare, arrivarono a sciogliere il governo della colonia e a sospendere
A
Malta il Partito Nazionalista, che nelle elezioni del giugno 1932 aveva
conquistato una maggioranza di 21 seggi su 32, era tenace assertore
dell’indispensabilità della cultura italiana, mentre il Partito Costituzionale raccoglieva i voti e
favoriva gli interessi dei conformisti piegati al servilismo nei confronti
dell’occupante. Faro degli irredentisti maltesi era Carlo Mallia, illustre
docente universitario di Diritto, che apparteneva all’ala estrema del Partito
Nazionalista, la quale si dichiarava irredentista; con lui molti altri maltesi
vedevano nel fascismo il movimento che avrebbe potuto liberare Malta.
Moltissimi maltesi erano affascinati da Mussolini e la sua popolarità aumentò
dopo la conquista dell’Impero.
Carmelo
Borg Pisani, già a quattordici anni, correva il 1929, si era iscritto alle OGIE
(Organizzazioni Giovanili Italiane all’Estero), che avevano sede a
Vivace
com’era, fin da ragazzo amava scalare le scoscese scogliere a picco lungo la
costa, spingendosi anche ad esplorare le caverne aperte dalla corrosione dei
flutti. Conosceva tutti gli anfratti più reconditi dell’isola, che aveva
ripreso anche in suggestive fotografie. Chiarisco, per chi non lo sapesse, che
l’isola, generalmente, ha coste rocciose a picco sul mare.
Carmelo
amava molto la sua terra natale e nutriva il grande sogno di vedere la sua
bella isola «restituita alla grande Madre Italia».
Era
perciò un fascista convinto; Italia e fascismo erano un tutt’uno inscindibile
per Carmelo Borg Pisani, come avveniva in quell’epoca, anche per la stragrande
maggioranza degli italiani, e pure per moltissimi stranieri l’Italia era
semplicemente ”l’Italia Fascista”.
«Carmelo trascorreva gran parte del suo tempo
alla Casa del Fascio, in via Santa Lucia a
La
sua innata avversione contro gli occupanti inglesi non poteva non aumentare col
maturare degli eventi politici.
Possedendo
una estrosa e fresca vocazione artistica, aveva frequentato buone scuole di
pittura a Malta, ma poté affinare la sua preparazione frequentando
diligentemente ed entusiasticamente l’Accademia di Belle Arti a Roma, dove
entrò nello studio di Carlo Siviero. Il
governo italiano aprì a Roma la “Casa della Redenzione Maltese” per ospitare
gli studenti maltesi.
Non
trascurava però l’attività politica; divenne presidente del “Circolo degli
Amici della Storia di Malta” e organizzò manifestazioni culturali e
patriottiche. Si costituì a Roma anche
il “Comitato d’Azione Maltese” sotto la presidenza di Carlo Mallia,
dell’Università di Malta, che, perseguitato dagli inglesi, era stato costretto
a lasciare l’isola; Carmelo fu ammesso nel comitato direttivo.
Carmelo
fu l’ideatore e l’organizzatore di un viaggio collettivo a Predappio[5]
nel mese di novembre, indossando tutti la divisa del GUF.
Era
un generoso nonostante dovesse tenersi a freno nelle spese; il padre,
arsenalotto, gli inviava metà dei suoi modesti guadagni, ma a Roma non
bastavano. Il nostro si privava di qualche pietanza, ma non limitava la sua
generosità.[6]
Quando giunse esule a Roma Carlo Mallia fu
nominato Consigliere Nazionale della Camera dei Fasci e delle Corporazioni in
rappresentanza dell’Arcipelago Maltese. Contemporaneamente fu pubblicato a Roma, direttore ancora Carlo
Mallia, il battagliero giornale “Malta”, che era stato soppresso dagli
inglesi nell’isola pochi giorni prima del conflitto; gli inglesi avevano
inscenato anche una rumorosa gazzarra,
orchestrata da provocatori di osservanza albionica, che culminò nella
devastazione della sede del giornale e nell’arresto del direttore Enrico Mizzi.
Furono arrestati anche altri 49 maltesi filo-italiani, che poi insieme a Mizzi,
che pure era un parlamentare, furono deportati in Uganda. Tra essi l’altro
parlamentare sir Arturo Mercieca[7],
il professor Giulio Cortis, dell’Università,
monsignor Alberto Pantalleresco, professore del Liceo, il direttore del
Museo Vincenzo Bonello, i professionisti Alberto Laferla, Herbert Ganado e
Berto Gauci, ma si deve ricordare anche il giovane Alberto Baiona. Con lo
scoppio delle ostilità si ingigantirono le speranze e si alimentò
l’irredentismo «Tutto questo determinò la deportazione, in Uganda, di oltre
settecento maltesi esponenti della cultura italo-maltese».[8] Riportiamo
alcuni nomi: Guido Abela, Alfred Bencini, Vincenzo Caruana, John Casabene,
Charles Cheteuti, Joseph Cini, Emanuel Cossai, Frank Curmi, Antony Farrugia,
Paul Felice, Charles Formosa, Emmanuel Galleri, Henry Gatt, Salvatore Gatt,
Daniel German, Joseph Grech Marguerat, Edgar Laferla, Carmelo Lateo, Edgar
Lateo, Joseph Laudi, Orazio Laudi, Salvatore Laudi, Georges Leprè, Joe W.
Naudi, Charles Saffrette, John Sammut, Joseph Scicluna, Edgar George Soler, Vic
Savona, Alexander Stilon de Piro. In Uganda furono deportati 600 maltesi, in
condizioni igieniche insalubri e deleterie, dovendo sopportare pure la perniciosità
di un clima infernale.
Il 30 maggio 1940, poco prima dell’entrata in guerra dell’Italia, nel clima
acceso ed effervescente della vigilia, Carmelo Borg Pisani aveva inviato a
Mussolini un’appassionata lettera, mettendosi ai suoi ordini: « per il
coronamento del mio grande ideale, quale è di vedere Malta resa all’Italia».
Il
7 giugno 1940 fu iscritto al Guf, e come se non bastasse, al Pnf[9].
L’intervento dell’Italia in guerra lo trovò decisamente schierato: «Malta non è inglese che per usurpazione[10] ed io non sono suddito britannico che
per effetto di questa usurpazione. La mia vera Patria è l’Italia. E’ dunque per
lei che devo combattere».
L’annuncio
di Mussolini alla radio della dichiarazione di guerra a Francia e Inghilterra diede
spunto ad una incontenibile manifestazione filoitaliana a
Tramite l’ambasciata americana, che curava gli interessi inglesi in Italia, Carmelo rinunciò alla
cittadinanza inglese con una lettera assolutamente esplicita, anche se non del
tutto formale:
…debbo
dichiararvi che io, appunto perché italiano irredento, non ho più a che fare
con le sorti dell’Impero britannico che avete avuto l’incarico di tutelare.
[…] vi prego di
prendere nota una volta per sempre, che io, come tanti altri maltesi residenti
nel Regno, ho il solo desiderio di essere lasciato indisturbato alla mia
attività impegnata nella sacrosanta guerra italiana, che considero una vergogna
del passato esser stato suddito britannico e che non desidero pertanto di
essere protetto dagli Stati Uniti d’America.
Perciò “gli inglesi, considerandolo
straniero, lo avevano legalmente esonerato dal servizio militare”.[11] Il Foreign Office, ministero degli Esteri
inglese, inviando per conoscenza al luogotenente governatore di Malta copie di
documenti, così testualmente si esprimeva, riconoscendo che Borg Pisani non era
più cittadino inglese “riguardo al passaporto inglese del sig. Carmelo Borg
già cittadino maltese”.[12]
Tre
giorni dopo l’apertura delle ostilità andò ad arruolarsi volontario, ma fu
respinto alla visita medica per la sua fortissima miopia. Carmelo, assai
amareggiato, però non si arrese. Insistette, bussò a molte porte, chiese
potenti raccomandazioni per poter essere accettato in un qualsiasi corpo
combattente.
Nel frattempo a Malta altri studenti,
ritenendo imminente la conquista dell’isola da parte dell’Italia - secondo una
logica deduzione, sostenuta, tra gli altri strateghi, anche dal maresciallo Cavallero[13],
ma che purtroppo non trovò conferma nella realtà, per molteplici
considerazioni, non esclusi l’opposizione e l’ostruzionismo di vertici militari
- avevano pensato di organizzare la prima accoglienza dei paracadutisti
italiani, che, se fossero stati lanciati sull’isola avrebbero potuto, come
spesso accade, atterrare in posti sparsi qua e là, e quindi essere facile preda degli inglesi prima di essersi riuniti in
unità organiche. Perciò essi avevano organizzato una rete di case amiche dove i
parà italiani avrebbero potuto essere accolti clandestinamente in un primo
momento, se fosse stato necessario nascondersi.
Non
contenti di ciò, come ci testimonia G. Olivier de
Un
altro giovane congiurato, Dino Borg volle ritoccare il testo del volantino che
fu affidato a Enrico Briffa per farlo stampare clandestinamente da un altro
camerata rimasto ignoto. Appena pronto fu affisso in posti strategici, fu anche distribuito, non solo per posta, ma
pure a mano. Avvenne così che lo studente Antonio Xerri - facente parte di un
gruppuscolo filo-nazionalsocialista, collegato con i fascisti clandestini -
infilò una busta contenente il volantino nella cassetta della posta di un suo
collega che egli riteneva simpatizzante, scrivendoci l’indirizzo a mano. Questo
tale, invece, decise di consegnare il volantino alla polizia e spinse la sua
delazione fino a riconoscere la calligrafia sulla busta in quella di un
quaderno del suo compagno di scuola,
Antonio Xerri, che fu subito arrestato.
Dopo qualche giorno vennero scoperti anche gli altri quattro del gruppuscolo
filo-nazionalsocialista, compreso il loro capo Karl Schranz. Gli inglesi,
intanto, avevano fatto, e continuarono a fare, intensificandole, perquisizioni
nelle abitazioni degli studenti del liceo “Umberto I” che si erano messi in
luce come fascisti. A casa di Enrico Briffa furono trovati molti volantini e
altro materiale compromettente; finirono arrestati anche Dino Borg e G. Olivier
de
Va osservato che la mancata occupazione
dell’Arcipelago Maltese fu un grave errore, ripetutosi nel tempo. In ultimo «Mussolini
ne fu dissuaso dal generale Rommel, imbaldanzito dalla sua avanzata in Egitto e
per questo forte presso Hitler.».[15]
Altro errore fu bombardare l’arcipelago da subito e con accanimento, poiché i
maltesi, che prima erano in maggioranza favorevoli all’Italia fascista, invece,
delusi, divennero ostili. In questo quadro contraddittorio va letta la vicenda del fascismo clandestino
maltese.
Carmelo
Borg Pisani, intanto, continuava a Roma le sue richieste di raccomandazioni per
ottenere di essere arruolato, come avevano fatto anche altri ferventi giovani
fascisti maltesi.
Finalmente,
il 16 aprile 1941, per l’autorevole intervento
della Direzione Generale degli Italiani all’Estero, sollecitata da
Umberto Biscottini,[16]
segretario del Fascio di Malta, funzionario del ministero degli Esteri, amico ed
estimatore di Carmelo, riuscì ad essere arruolato nella MVSN (Milizia Volontaria
Sicurezza Nazionale). Fu inviato a Brindisi in forza alla 112° legione CC.NN. (Camicie
Nere) pronta ad imbarcarsi. Il primo maggio partecipò all’occupazione di Cefalonia
col suo reparto. Da lì scrisse una semplice cartolina ai camerati rimasti a
Roma, il cui pur sintetico testo, giunto fino a noi, ci fa comunque intuire
chiaramente l’entusiasmo che animava questo patriota: «Dalla terra
conquistata, fascisticamente vi saluto». Inviò cartoline dello stesso
tenore anche a tanti altri camerati in Italia. «Scriveva a tutti, anche ai conoscenti più lontani, e a tutti sapeva
dire una parola di incitamento».[17]
Alla fine della campagna di Grecia, pur
sofferente di un’infermità contratta in zona d’operazioni, rinunziò
all’intervento che lo avrebbe guarito e, “senza perder tempo”, corse a frequentare un corso della Scuola Allievi
Ufficiali della MilMart ( Milizia di Artiglieria Marittima per la difesa delle
coste e dei cieli) a Messina. Divenne
sottocapomanipolo[18].
Frequentarono la stessa Scuola Allievi Ufficiali altri irredenti maltesi che è doveroso
citare: oltre Carmelo Borg Pisani, Antonio Cortis, Paolo Frendo, Ivo Leone
Ganado, Roberto Mallia, figlio del consigliere nazionale, Manoel Mizzi, Antonio
Vassallo, Joe d’Ancona e Carlo Liberto. Tutti assunsero nomi di copertura.
Intanto
si stava preparando intensamente lo sbarco a Malta, “Operazione C 3“[19].
Carmelo Borg Pisani sentì prepotente il bisogno di partecipare in prima linea,
volle contribuire alla preparazione di quella operazione che lo avvinceva profondamente.
Si offrì di tornare clandestinamente nell’isola per dare un valido contributo
di informazioni, ma anche per riprendere i contatti con i camerati isolani che
avevano frequentato i corsi di cultura italiana e con persone i cui sentimenti
fascisti non erano stati intaccati dalle vicissitudini belliche.[20]
Caio
Borghi, questo il suo nome di copertura, era ben conscio del rischio a cui si
sarebbe esposto e quindi volle scrivere il suo testamento spirituale: un atto
purissimo di appassionato amore per la sua Malta e per la sua Italia, che così concludeva:
Ai camerati volontari, che della Malta
di oggi e di domani sono la più alta espressione italiana, il mio pensiero
affettuoso e il mio augurio più fervido.
Ai camerati italiani che mi hanno assistito
e particolarmente al prof. Biscottini che mi ha sempre confermato con la sua
fede nei sentimenti che i genitori mi avevano instillato e al prof. Siviero […]
il mio pensiero riconoscente e affettuoso
Al Re e al Duce il mio ultimo pensiero,
quello che va oltre
Viva Malta italiana
Vostro
Carmelo
Divenne un agente del Sis (Servizio
Informazioni e Sicurezza della Regia Marina). Si preparò quindi alla missione
clandestina con il suo solito diligente e solerte impegno: allenamento e studio
che si protrassero per mesi presso la base segreta di addestramento dei marinai
dei mezzi d’assalto della Decima
Flottiglia Mas alla foce del fiume Serchio. Un lungo tirocinio in cui tra
l’altro, acquisì dati tecnici per trasmettere e ricevere messaggi
radiotelegrafici,[21]
per segnalazioni luminose, per l’uso di cifrari, per l’organizzazione
clandestina, per il riconoscimento di mezzi nemici, ecc.
Il
complesso di severissime esercitazioni, denominato ”Operazione 110° e 111°,
cui venivano sottoposti i volontari prescelti per sbarcare a Malta con
funzioni di informatori, era diretto dal capitano di fregata Max Ponzo del Sis,[22]
Altri
34 irredentisti maltesi (12 ufficiali, 3 sottufficiali e 19 soldati)[23]
contemporaneamente frequentavano il
Centro Militare “G” di Soriano del Cimino (Viterbo) per diventare guide
da sbarco,[24]
istruttore il capitano Cardenio Botti, espulso da Malta assieme a molti altri
fascisti, nel 1933. Il Centro era diretto dal colonnello di Stato Maggiore
Edmondo De Renzi, con cui collaborava il capitano Lamberto Negri,[25]
che però poi, a guerra finita, nel clima di manicheo revanscismo antifascista,
tentò ignominiosamente di far “punire” 32 dei 34 irredentisti maltesi avendo
già all’epoca del cosiddetto armistizio
del ’43 contattato l’Ambasciata britannica a Madrid. Altri documenti sui
maltesi compromessi contro l’Inghilterra in Italia furono forniti dagli
americani che li avevano acquistati
da italiani indegni.
Finalmente nella notte tra il 17 e il 18
maggio 1942, con favorevoli condizioni meteorologiche, Carmelo si imbarcò a
Portopalo (Siracusa) sul MTSM 214 [26]
della Decima Flottiglia Mas. La squadriglia di MTSM di base ad Augusta era posta sotto il comando del tenente di
vascello Ongarillo
Ungarelli, e svolgeva incessanti attacchi nelle acque di Malta. Ungarelli volle
accompagnare di persona il giovane “sabotatore-informatore” [27],
coadiuvato dal sottocapo motorista Arnaldo de Angeli. Data l’importanza che si
dava alla missione, il loro piccolo scafo, a cui si era aggregato un altro
MTSM, il 218, fu scortato dalla torpediniera “Abba” e dai Mas 451 e 452
fino a “distanza di sicurezza”, quindi gli MTSM 214 e 218 proseguirono nella
loro rotta d’avvicinamento con i motori al minimo. Per primo, dall’MTSM 218, fu sbarcato su un
battellino gonfiabile (detto in gergo “tacchino”)
il sottocapo palombaro Giuseppe Guglielmo, ottimo nuotatore del Gruppo “Gamma”
della Decima , che si avvicinò alla costa rocciosa della baia di Marsa Scala[28],
nella zona Sud-Est dell’isola, con il compito di esplorarla e di rilevare
apprestamenti difensivi: ostruzioni, reti spinate, nidi di mitragliatrici,
postazioni ecc. Disgraziatamente costui, sbarcato sulla costa, si attardò a
prendere appunti e a tracciare schizzi e
non riuscì a ritornare sul suo MTSM, pur avendo questo mezzo atteso quasi
un’ora oltre l’appuntamento previsto, mentre già spuntavano i primi chiarori
dell’alba. Guglielmo fu in seguito fatto prigioniero dagli inglesi.
Nel
frattempo l’MTSM 214 proseguì la sua rotta a lento moto, perché la scia
fosforescente del motoscafo se fosse stato lanciato a più sensibile velocità
sarebbe stata facilmente rilevata dai riflettori che sciabolavano le onde; il
piccolo motoscafo si arrestò a circa
Il
punto di approdo era stato scelto dallo stesso Borg Pisani: quella cala si apre
sulla costa sud-occidentale dell’isola,
un litorale roccioso e scosceso a sud di Casal-Dingli, (in vista
dell’isolotto di Filfola); sotto la rupe si apre una caverna marina che Carmelo
ben conosceva, in quanto ci era arrivato diverse volte nelle sue ardite
escursioni adolescenziali. Questo particolare è stato ignorato da certi storici
che hanno raccontato la vicenda di Carmelo Borg Pisani, arrivando a parlare di
«..un’impresa concepita male ed attuata peggio » in una zona
inaccessibile. È risaputo da storici più documentati, invece, che Carmelo aveva
altre volte scalata la parete rocciosa, durante le sue escursioni di
adolescente e che aveva raggiunto proprio quella stessa grotta.
Gli scopi della missione erano molteplici:
scoprire i movimenti di una nave fantasma, che, evitando ogni sorveglianza, di
notte portava piccole, ma regolari provviste a Malta;[29]
informare sulla situazione alimentare e morale delle truppe e della
popolazione; scoprire se c’erano installazioni radio o radar sullo scoglio di Filfola e sull’isolotto di
Comino; scoprire gli obiettivi militari nell’isola di Gozo[30].
Carmelo trasbordò sul battellino pneumatico
e, la stessa notte, senza essere scorto, dopo breve esplorazione, approdò
all’interno dell’antro e scaricò sopra un recesso pianeggiante, all’asciutto, 4
contenitori stagni con viveri e acqua per 20 giorni, una pistola, una bomba a
mano, munizioni, radio rice-trasmittente, cifrario, batterie, medicine, alcuni
rotoli di corda, benzina « ed infine banconote per un ammontare di circa 200
sterline, utili per compensare chi lo avesse aiutato»[31].
Va da sé che se il giovane volontario non avesse
avuta una precisa conoscenza dei luoghi non avrebbe potuto rintracciare di
notte una grotta marina, e invece più di uno scrittore addebita alla “superficialità”,
o peggio “alla cattiva coscienza” di chi pianificò la missione il
tragico fallimento; a smentita si possono riportare le affermazioni stesse di
Stefano Fabei a pagina 92 quando registra che lo stesso capitano di fregata Max
Ponzo, che era stato messo a capo dell’Ufficio D, lo speciale settore del Sis (il
Servizio segreto della Marina) delegato alla preparazione ed alla costituzione
di una cellula informativa a Malta, si trasferì da Roma a Porto Palo per
seguire le esercitazioni pratiche di radiotelegrafia di Carmelo Borg Pisani,
assistito da due sottufficiali marconisti.[32]
Stefano Fabei ammette «Ponzo con il personale della missione rimase a Porto
Palo in attesa dell’inizio dell’operazione. Durante la permanenza in quella
località l’addestramento dell’informatore venne curato nei minimi particolari
allo scopo di fargli raggiungere la massima efficienza fisica e professionale
indispensabile per l’attività da svolgere. Anche l’attrezzatura e i materiali
necessari per la missione furono preparati e controllati in maniera molto
accurata»[33].Lo
stesso capitano di fregata Max Ponzo volle imbarcarsi sulla torpediniera Abba
che scortava la flottiglia diretta a Malta, va messo in risalto inoltre,
come si ricorderà, che il sottotenente di vascello Ungarelli, comandante della
squadriglia di MTSM di base ad Augusta, volle imbarcarsi sul motoscafo che
trasportava Carmelo, come pure ammette lo stesso Fabei a pagina 94. Ma c’è di
più: lo stesso rigoroso e ben informato Fabei ha riportato accuratamente a
pagina 88: «Il corso di addestramento tecnico-militare che egli seguì a Messina doveva fornirgli le
competenze necessarie a spostarsi con una certa disinvoltura in una zona irta
di asperità e all’utilizzo delle apparecchiature che gli sarebbero state date
in dotazione. In teoria Borg Pisani non avrebbe dovuto avere grossi problemi a
muoversi, a parte la forte miopia, in quanto fin da ragazzo aveva amato scalare
le scogliere a picco lungo la costa ed esplorare le caverne create dalla
corrosione dei flutti. Conosceva molti degli anfratti più nascosti dell’isola
che aveva ripreso in suggestive fotografie».
È pur vero però che gravissime responsabilità sono
da attribuire ai Servizi Segreti italiani e agli Stati Maggiori per non aver
predisposto già prima del conflitto un’adeguata rete di informatori a Malta,
gravissima deficienza che si ebbe purtroppo anche in tutti gli altri campi di
azione all’estero.
Ma il mare mosso aumentò di forza; un’onda
anomala gli strappò via tutto, mettendo a repentaglio la sua stessa vita. Buona
parte del materiale nei contenitori stagni fu in seguito ritrovato dagli
inglesi.
Per
due lunghi giorni tentò di trovare una via per arrampicarsi sulla parete a
strapiombo; non aveva più il battellino, ma neanche a nuoto riuscì a
ritrovare un accesso che gli permettesse
di superare la parete a picco. Eppure
ricordava di averlo percorso più di una volta nelle sue scorribande di
adolescente. Evidentemente il mare aveva
demolito una qualche sporgenza nel decorso di quegli anni, rendendo la parete
inaccessibile dal mare.
Era
stremato, digiuno, arso dalla sete, distrutto dalla fatica.
A
smentita di chi ha ritenuto di affermare che Carmelo Borg Pisani non era
sufficientemente preparato e dotato, va osservato ancora, per quanto riguarda
l’allenamento, che Carmelo era diventato un buon nuotatore, ottimo si direbbe;
infatti aveva superato egregiamente la prova terribile tra i frangenti delle
forti ondate all’interno della grotta col
pericolo di essere sbattuto sulle
sporgenze delle pareti, non solo, ma portatosi poi all’esterno, aveva resistito
a nuoto per quasi due giorni, cercando una via di approdo alla ripida parete a
picco.
Ma
Stefano Fabei incalza, a pagina 100 dell’opera citata, che: «l’avversa sorte volle che fosse sbarcato nel
luogo meno adatto», dimenticando quanto si legge a p. 103: «Riferì che il punto di sbarco lo aveva
scelto lui stesso in base al fatto che la zona era scarsamente vigilata».
Per chi ignorasse il fatto che Carmelo ben conosceva quella grotta ed il
passaggio per arrivarci via terra, può certo apparire strano che sia stato
fatto sbarcare in quel sito, ma Fabei stesso ha ribadito – come s’è visto- le
affermazioni di biografi più attenti a questo particolare.
Dopo tre giorni di vani tentativi, l’Eroe
stressato, spossato, assetato, affamato, si decise a chiedere aiuto; fu udito
da un certo Robert Apap che lo riferì ad un posto di osservazione inglese situato nelle vicinanze. Fu inviata una
lancia di salvataggio a motore della Royal
Air Force, che lo raccolse aggrappato ad uno scoglio. Preso in
condizioni estreme, fu portato a
Kalafrana e da lì venne trasferito in ambulanza all’ospedale militare di
Mtarfa, dove tentò di farsi passare per Caio Borghi, ma il capitano medico
anglo-maltese Tommy Warrington, che era stato suo vicino di casa e compagno di
giochi a Senglea, lo riconobbe e lo
denunziò, con l’esasperato rancore dei rinnegati, dando così certezza ai
persistenti dubbi degli inglesi su questo strano “naufrago”. Carmelo,
invece, anima candida e leale, incapace di immaginare perfidia, ritenendo che
l’amico d’infanzia maltese, che fingeva di aver conservata intatta l’antica
franca e affettuosa amicizia lo avrebbe protetto[34],
si confidò ingenuamente con l’antico compagno, che mentre gli dimostrava ancora
amicizia, perfidamente gli stringeva il
capestro al collo. Warrington “gli fece
portare brandy, pane imburrato e tè”
e lo intrattenne cordialmente a lungo, “fino
alle tre di notte”, in intimo e “affettuoso” conciliabolo, incitandolo
callidamente a raccontare quanti più particolari poté e che poi riferì dettagliatamente
al controspionaggio dell’Intelligence
Service e che confermò pure, implacabilmente, in tribunale.
Iniziò allora per Carmelo Borg Pisani una tragica sequenza che lo portò, lentamente, alla
realtà del capestro. Dimesso dall’ospedale, fu condotto in una “casa privata”,
a Sliema al N° 11 di Ghar id-Dud Street, che era in realtà una delle tante sedi
dell’Intelligence Service; “agli arresti domiciliari” si
disse, ma sotto strettissima, continua
vigilanza. Questi “arresti domiciliari” durarono sei mesi, durante i quali gli
inglesi, fingendo blandi provvedimenti, speravano di convincerlo a “collaborare”.
Carmelo chiese di parlare con un avvocato,
suo cugino, di cui aveva fiducia e gli inglesi furono lesti ad accontentarlo
dopo aver messo un microfono spia e
nella stanza accanto un ricevitore con uno stenografo che annotò tutto quel che
si dissero.
Perduta ogni speranza di appurare qualche
elemento utile, il 7 agosto gli inglesi lo trasferirono in carcere. In effetti,
Carmelo Borg Pisani agli inglesi serviva vivo, come ostaggio di rilievo, in
previsione dello sbarco che sapevano si stava preparando; come pure servivano
come ostaggi le personalità che avevano internato in Uganda. Quando poi il
pericolo dell’invasione fu scongiurato, avendo lo Stato Maggiore Generale
accantonato il progetto «e gli inglesi,
sempre ben informati lo sapevano»[35],
allora Carmelo fu consegnato ai giudici incaricati di condannarlo senza scampo
al capestro.
Si
sono fatti paragoni tra Borg Pisani e Cesare Battisti e anche con analoghe tragiche vicende di altri Irredenti che si
immolarono per la patria italiana. Sono riflessioni spontanee, suggerite
dall’evidenza.
Durante
la prigionia nel carcere di Kordin (Corradino) di Casal Paola, a breve
distanza da
Carmelo
era stato interrogato a lungo, ripetutamente, anche dai più alti ufficiali del
controspionaggio britannico e pure dal capo della polizia, i quali speravano di
poter ottenere da lui una qualche, sia pur vaga, indicazione, un’informazione,
magari apparentemente insignificante, che potesse farli risalire a più
importanti progetti, che si sapeva essere stati approntati. Gli fecero balenare
più volte una via di scampo se avesse collaborato; in particolare gli chiesero
il cifrario per le comunicazioni via radio, ma tutto fu inutile.
Ma
durante i sei mesi di prigionia, che dovette sopportare prima della condanna,
Carmelo Borg Pisani, pur rivendicando l’orgoglio di sentirsi profondamente
italiano e di aver combattuto per la sua vera patria, non fornì alcuna notizia
di interesse militare o politico. E’ stato riferito che fu torturato per
indurlo a parlare.[37]
E gli inglesi, in verità, hanno dimostrato in tante occasioni di essere molto
raffinati in questo genere di cose, aggiungendo alla brutalità di certi popoli
il più avanzato traguardo della tortura psicologica, come ci capiterà di
constatare anche nel seguito di quest’opera.
Il
processo iniziò il 12 novembre e fu celebrato a porte chiuse per evitare una
eventuale, clamorosa reazione di fascisti e simpatizzanti, che avrebbe potuto
turbare la giuria, composta unicamente da giudici togati maltesi di proclamata
osservanza britannica[38].
Fu anche proibito di integrare la giuria con
i giurati popolari, che invece erano e sono tassativamente previsti dal codice maltese, sulla falsariga
di quello britannico.
Si
ostinarono pervicacemente a considerarlo ancora suddito britannico, non si
volle, pretestuosamente, tenere in nessun conto
la sua rinunzia alla cittadinanza ed al passaporto inglese, né
l’acquisizione della cittadinanza italiana, consacrata dalla militanza nelle
forze armate. Vollero invece incriminarlo perfino per aver combattuto contro
Il
19 novembre 1942 Carmelo venne condannato a morte per cospirazione contro il
governo di Sua Maestà britannica e per tradimento. Accolse la
comunicazione sull’attenti.
Bruciò la domanda di grazia.
Nella
cella della morte Carmelo Borg Pisani disse ai presenti: «Non mi spiace di
morire, ma sono amareggiato per la mancata invasione di Malta da parte
dell’Italia».
Sulla
porta della sua cella aveva scritto col
carbone: «I servi e i vili non sono graditi a Dio».
Credente,
volle assistere alla messa celebrata prima dell’alba dai monaci
dell’Arciconfraternita del Santo Rosario, preposti fin dal sedicesimo secolo al
conforto dei condannati a morte. Dopo aver ricevuto i conforti religiosi, si
avviò fra venti frati salmodianti al luogo del patibolo, camminando a passi
lenti e cadenzati e pregando a voce alta, eretto nella persona, con le braccia
conserte, rifiutando ogni aiuto e appoggio. Salì da solo sul patibolo, alzando
la testa per sistemarsi meglio sotto il cappio, con i piedi proprio al centro
del trabocchetto. Il boia Luigi Catajar fece scattare la leva che apriva il
trabocchetto mentre il Martire elevava il suo grido: «Viva l’Italia!»
nel silenzio glaciale.
Venne
impiccato alle ore 7,34 di sabato 28 novembre nel carcere di Corradino. E lì
giacque, confuso nella fossa comune con
i corpi di sedici malfattori giustiziati in carcere. Purtroppo ormai i suoi
resti mortali sono stati dispersi nell’ossario del cimitero di Casal Paola per
l’insipienza criminosa del Governo di
questa Italia ancora colonia americana.
Si
è impedito così di poter dare una tomba al Martire da parte del competente
ufficio “Onor Caduti”. Dopo oltre sessant’anni quest’epoca è ancora
impregnata di manicheo odio ideologico e
pertanto incapace di giustizia e di civiltà. A Malta come in Italia.
Sulla
fossa vuota sopravvivono, rigogliosamente super partes, geranei color
carminio.
All’epoca la notizia dell’esecuzione arrivò
in Italia da un generico comunicato dell’agenzia Reuter; si pensò che fosse
stato fucilato e così nella motivazione della
Medaglia d’Oro che gli fu conferita alla memoria, si parla di «piombo
del plotone di esecuzione».
Ma
per Carmelo Borg Pisani ci fu il capestro.
Gli
inglesi, che si dichiarano “i cavallereschi paladini dell’onor militare”
lo avevano assassinato, nel vano e presuntuoso tentativo di difendere la loro
supremazia nel Mediterraneo e nel mondo.
In Italia era accaduto che gli ufficiali
maltesi della MilMart (Milizia Artiglieria Marittima, per la difesa
delle coste) erano stati destinati ai compiti d’istituto della specialità, ma
mordevano il freno; il sottocapomanipolo Ivo Leone Ganado, particolarmente
insofferente, chiese ripetutamente di essere trasferito al fronte per essere
impegnato direttamente in combattimento contro gli inglesi, pur sapendo di
rischiare l’impiccagione in caso di cattura. Dopo molte insistenze fu
accontentato; combatté in Africa
Settentrionale. Ma se in Libia gli inglesi non riuscirono a catturarlo, non per
questo rinunciarono a perseguitarlo nel dopoguerra, come vedremo.
In
Rsi fu intestato al nome del Martire maltese il “Battaglione Borg Pisani”,
costituito nel novembre
Alla
Rsi aderirono tutti gli irredentisti maltesi che ne ebbero la possibilità
materiale, “com’era logico e naturale”, almeno secondo il loro
punto di vista. Cito tra essi il professor
Carlo Mallia e i giovani sottocapomanipoli della Milizia Leone Ganado e Camillo
Bonanno.
Significativa,
in particolare, la vicenda di Ivo Leone Ganado. Al suo ritorno a Malta, su
richiesta del Tribunale, fu processato per alto tradimento e per altre
imputazioni minori, il tutto aggravato dall’aver aderito alla Rsi, cosa che fu
documentata con la testimonianza di ex-partigiani fatti venire apposta dal
Veneto; « Le loro biliose affermazioni
non raggiunsero il segno e fu
tale il disprezzo del pubblico che chiesero di essere… protetti dalla
polizia»[39] . Ma
i tempi erano cambiati, questa volta ci fu una giuria popolare. I giurati
votarono tutti e nove per la piena assoluzione del fascista, nove palle bianche
a favore di Ivo; ma poi si accordarono per mettere nell’urna una palla nera, in
modo che ognuno potesse affermare di aver votato in modo “politically
correct”. Ancora una prova di…italianità dei maltesi. Ganado fu preso affettuosamente in braccio dai maltesi che
affollavano l’aula e portato in trionfo per il corso di
Ci
furono altri due processi; durarono 11
mesi, oltre venti imputati.
Furono
tutti prosciolti.
Stefano Fabei ha ritenuto di dover scrivere
nella prefazione del volume: Carmelo Borg Pisani, citato: «Il
patriota maltese non si immolò per un credo politico ma per un sentimento di
italianità». Ma lo stesso illustre biografo ha pure scritto che: «Carmelo trascorreva gran parte del suo tempo
alla Casa del Fascio, in via Santa Lucia a
Ai camerati volontari, che della Malta di
oggi e di domani sono la più alta espressione italiana, il mio pensiero
affettuoso e il mio augurio più fervido.
Ai camerati italiani che mi hanno
assistito e particolarmente al prof. Biscottini che mi ha sempre confermato con
la sua fede nei sentimenti che i genitori mi avevano instillato e al prof.
Siviero […] il mio pensiero riconoscente e affettuoso
Al Re e al Duce il mio ultimo pensiero,
quello che va oltre
Viva Malta italiana Vostro
Carmelo
Evidentemente non è stato spiegato abbastanza
che l’Italia nel 1942 era ancora per moltissimi, per quasi tutti, l’Italia
fascista, l’Italia proletaria della lotta del sangue contro l’oro.
Si
deve spiegare dunque a quei pochi che ancora non sanno, o si ostinano a non
voler sapere, che Carmelo Borg Pisani non conobbe altra Italia che l’Italia
fascista e da fascista convinto quale è sempre stato, si avviò volontariamente
e consapevolmente sulla strada del martirio e si immolò per quell’Italia che
lui ben conosceva e amava fino alla morte.
Dopo, soltanto dopo, è venuta l’invasione.
E con gli invasori sono arrivati i mistificatori, i defascistizzatori, meglio
conosciuti come epuratori. Ma non si può consentire che si continui a voler
epurare perfino i Martiri e gli Eroi.
Ha
scritto l’Eroe e Martire: «I servi e i
vili non son graditi a Dio».
[1] Durante le
guerre napoleoniche l’Inghilterra occupò provvisoriamente Malta, che
faceva parte del Regno borbonico delle due Sicilie, per proteggerla da una
eventuale occupazione francese: almeno così giustificò la sua intrusione. Ma
poi ci restò definitivamente, completando così la sua catena di basi per la
dominazione dal Mediterraneo, che stava per divenire, con l’apertura del Canale
di Suez, la via principale dei
collegamenti con le sue colonie d’Oriente.
[2] Laurence Mizzi,
Per il sogno della sua vita – Il
sacrificio di C. Borg Pisani irredento maltese, Volpe Editore, Roma, 1981,
p. 34: nel 1935 il governo inglese proibì ai maltesi di iscriversi alle OGIE.
Il 4 giugno 1936 furono prese misure repressive anche contro l’Istituto
Italiano di Cultura
[3] Stefano Fabei, Carmelo Borg Pisani, 1915-1942, eroe o
traditore?, Lo Scarabeo, Bologna, 2007,
p. 19. Fabei ha ripreso ancora l’argomento sugli irredenti maltesi e su
Carmelo Borg Pisani in un altro suo volume: La
«legione straniera» di Mussolini, Mursia, Milano, 2008, pp. 270 e ss.
[4] Ibidem, p. 20.
[5] Paese natale del Duce.
[6]
Guido
Puccio, Vita di Carmelo Borg Pisani,
Le Monnier, Firenze, 1943, p. 46-47.
[7]
La moglie
e la figlia vollero seguirlo nella destinazione segreta di internamento, come
avvenne pure per altre eroiche donne.
[8]
Luciano
Fabris, I servi e i vili non sono graditi a Dio, su “Nuovo
Fronte”, N° 183, maggio 1998, p. 5.
[9] Il Guf era il
Gruppo Universitario Fascista, un’organizzazione particolare del Partito
Nazionale Fascista. Essendo iscritto al Guf non sarebbe stato necessario
iscriversi anche al Partito, si deve dedurre che Carmelo volle dare una formale
conferma di fede.
[10] Carmelo Borg
Pisani ribadisce l’usurpazione inglese, occupando Malta con la scusa di venire
“in soccorso” all’alleato Borbone durante le guerre napoleoniche, ma per
restarci tenacemente abbarbicata, in
violazione di ogni diritto.
[11] Maria Nencioli, Un ultimo appello: “ I servi e i vigliacchi non piacciono a Dio”, sul “Secolo d’Italia” del 16.3.1990.
[12] Neppure della chiara interpretazione del Foreign Office, vollero faziosamente tener
conto i giudici nel processo del 1942.
Cfr. Laurence Mizzi, Per il sogno della
sua vita, cit., p. 48.
[13] Ma Supermarima e l’ammiraglio De Courten non
erano d’accordo, e questo atteggiamento non si riesce a spiegare con
considerazioni strategiche, essendo ben chiaro che l’occupazione di Malta,
posta sulla rotta dei convogli che andavano in Libia, era azione propedeutica
ad ogni nostra operazione militare in
Africa. Il generale Emilio Canevari, nel suo, Retroscena della disfatta,
a p. 850 e ss., dimostra che nel 1941 Malta, ridotta allo stremo, era
sul punto di capitolare. Un fatto sintomatico, ormai famoso perchè ripetuto da
tanti, fu che l’Isola disponeva all’inizio soltanto di tre antiquati caccia
biplani Gloster Gladiator, con
classico humour inglese
sarcasticamente soprannominati: Faith,
Hope and Charity (Fede, Speranza e Carità). Ha scritto Stefano Fabei a p.
68 del volume citato: «Il capo di Stato
Maggiore Generale, maresciallo Pietro Badoglio, da anni responsabile
dell’ammodernamento e della preparazione
delle forze armate italiane, anziché inviare un corpo di spedizione a “liberare
Malta dal giogo della perfida Albione”- come
recitava la propaganda – ordinava violenti bombardamenti il cui unico effetto
fu di rendere ostili all’Italia anche coloro che da questa avevano atteso di
essere ”redenti” ».. Furono 3.346 incursioni
aeree.
L’ammiraglio Andrew Brown Cunningham ha affermato che Malta era «la
chiave di volta della vittoria». E non si può pensare che De Courten e lo
stesso Badoglio fossero così ciechi strategicamente da non vederlo. Si deve
dedurre che fin da allora fossero in malafede. Le direttive segrete della
Massoneria debbono aver avuto un peso fondamentale ben più ponderoso di quanto
generalmente non si pensi.
[14] G. Olivier de
[15] ACTA dell’Istituto
Storico Repubblica Sociale Italiana,
anno XV, N° 3, (46), sett.- nov. 2001,p. 2, “Militi d’oltremare”.
[16] Venne in Italia
e ci restò anche il fratello Giuseppe Biscottini.
[17] S. Fabei, Carmelo
Borg Pisani…, cit., p. 59.
[18] Grado della MVSN equivalente a sottotenente.
[19] Lo sbarco fu
rimandato perché Hitler non ritenne di partecipare, volendo invece dare la
precedenza ad altre operazioni militari, ritenute più impellenti, seguendo le
irruente, ma troppo semplicistiche previsioni di Rommel. Il maresciallo
Kesselring, invece, parteggiava per l’occupazione immediata di Malta.
Il corpo di sbarco a Malta
prevedeva truppe speciali da sbarco: reggimento “San Marco”, battaglioni CC.NN.
da sbarco, arditi ecc. con 270 mezzi da sbarco e una cinquantina di altri
natanti, scortati da una trentina di siluranti, mentre il resto della flotta
italiana sarebbe stata pronta ad intervenire dai porti di Messina, Reggio,
Augusta, Napoli e Cagliari. Era previsto l’impiego di 9 battaglioni tedeschi e
51 italiani: di cui 35 Esercito, 10 MVSN, (Milizia), 4 Marina, 2 Aeronautica,
in tutto 62 mila uomini, 1600 veicoli e 700 bocche da fuoco, trasportati su 33
grosse navi con adeguate scorte, e centinaia di alianti tedeschi, con
l’appoggio di 1500 aerei, di cui 600 tedeschi.
[20] Non si può a
questo punto non contestare quanto hanno scritto alcuni scrittori e in
particolare, più recentemente, Stefano Fabei nel suo, pur pregevole per tanti
altri versi, Carmelo Borg Pisani, cit.,
in cui sostiene e ripete, tanto nella prefazione, a p. 13, quanto nella quarta
di copertina, e di nuovo ancora a p.
[21] Intanto si
stava installando in Sicilia a Porto Palo, nel punto più vicino a Malta,
un’apposita stazione rice-trasmittente, che avrebbe dovuto ricevere i suoi
messaggi.
[22] Ugo Franzolin, Borg Pisani eroe dimenticato, su “Storia Verità”, anno VI, N° 33, nov. dic. 2001.
[23]
Cardenio
Botti (uno degli animatori della comunità maltese) tenenti Camillo Bonanno e
Oscar Consiglio; sottotenenti Archimede Izzi, Italo Consoli, Giuseppe Mazzola,
Giovanni Mazzone e Mario Cherubino; Alberto Xerri Decaro, Manlio Liberto, capi
manipolo della Mvsn; Cheteuti, un francescano C.M., cappellano della Mvsn;
Franco Liberto, sergente; Enrico D’Ancona, Salvatore Marletta, Renato Strati,
Guerino Giuffrida, Giuseppe Reitano, Vincenzo
[24] ACTA dell’Istituto Storico Repubblica Sociale Italiana, cit., p. 2, (**).
[25] Un ufficiale di
cavalleria, un aristocratico della nobiltà nera. Ha scritto Fabei che quando
Badoglio intavolò a Lisbona trattative per giungere all’armistizio con gli
Alleati, pare che ufficiali italiani presso la nostra ambasciata — tra i quali
si è detto che ci fosse anche il capitano Negri — avessero consegnato
all’Intelligence Service l’elenco nominativo dei maltesi arruolati nelle Ffaa
italiane. E aggiunge:
« Se questa collaborazione con
l’Intelligence Service risponde a verità — come tutto concorre a confermare
che lo sia, anche da notizie da fonte Cap. Botti e S.Ten. Mario Cherubino, al
quale il Negri inspiegabilmente confidò di aver escluso il suo nominativo dal
famoso elenco —». Cfr. Stefano
Fabei, Per Malta, su “Nuova Storia Contemporanea”, Le
Lettere, Firenze Anno X, numero 2 Marzo
– Aprile 2006.
[26] MTSM (Motoscafo Turismo Silurante Modificato
) un veloce motoscafo, agile e manovriero, studiato per l’attacco col siluro,
ma utilizzato anche per il trasporto e lo sbarco di sabotatori ed informatori
sulle coste nemiche; era un battello molto più piccolo di un Mas, aveva motori
Alfa Romeo molto meno rumorosi degli Isotta Fraschini dei Mas e quindi poteva
più facilmente sfuggire alla sorveglianza del nemico.
[27] Vedi Sergio
Nesi, Decima Flottiglia nostra…, Mursia, Milano, 1986, p.80; ma anche lo
stesso Junio Valerio Borghese, X
Flottiglia Mas, Garzanti, Milano, 1950, pp. 212-213.
[28]
In cui si
apriva, però, un varco di accesso praticabile da piccoli battelli di pescatori.
[29]
Era il
posamine Welschman. Cfr. Laurence Mizzi,
Per il sogno della sua vita, cit., p.
64, nota (3).
[30] Gozo fa parte
dell’arcipelago maltese ed è a breve distanza dall’isola di Malta.
[31] Vedi Luigi
Emilio Longo, I vincitori della guerra perduta, Settimo sigillo, Roma,
2003, p.187.
[32] S. Fabei, op.
cit., p. 92.
[33] Ibidem, p. 93.
[34] Gli disse in
dialetto maltese: «Meno male che ho
incontrato te!» con un sospiro di sollievo.
[35] Cfr. Laurence Mizzi, Per il sogno della sua vita, cit., p.71.
[36] G. Olivier de
[37]
Maria
Nencioli, Un ultimo appello: “ I servi e i vigliacchi ...., cit.
[38] I tre giudici
erano: Sir George Borg, presidente della Corte d’appello, il professor Edgar
Ganado e il dottor William Harding. Campioni di servilismo, come ne abbiamo
avuti tanti, in Italia.
[39] Camillo
Bonanno, “ Divagazioni di un irredentista”
sul “Secolo d’Italia” del 2 aprile 1987, Italia, pallida madre perché abbandoni i tuoi figli maltesi?
[40] Paese natale del Duce.
[41] S. Fabei, Carmelo
Borg Pisani…, cit., p. 59.